Cedolare Secca Cos’è e Come Funziona il Regime di Tassazione Agevolato!

cedolare secca cos'è

Cedolare secca: cos’è?

La cedolare secca è un regime di tassazione agevolato, a cui si può fare ricorso quando decidiamo di dare una casa in affitto e stipuliamo il contratto, dopo l’accordo con l’inquilino.

Un contratto di cedolare secca può essere davvero importante per avere la possibilità di risparmiare sulle tasse che dobbiamo pagare quando diamo in affitto un immobile per uso abitativo.

Nella nostra GUIDA puoi trovare tutte le informazioni dettagliate su: Contratto di locazione cedolare secca: Come funziona, Vantaggi e Come si Calcola!

L’opzione è facoltativa e, se il proprietario dell’immobile affittato la sceglie, ha l’obbligo di comunicarla nel momento della registrazione del contratto presso l’Agenzia delle Entrate.

Ma andiamo nello specifico e vediamo in cosa consiste la possibilità di stipulare un contratto di locazione con cedolare secca.

Cosa sostituisce la cedolare secca

Per la cedolare secca sono previste due aliquote differenti: 10% per i contratti di locazione a canone concordato, 21% per i contratti di locazione a canone libero.

Se il proprietario di un immobile che dà in affitto la casa sceglie la cedolare secca, può risparmiare il pagamento dell’Irpef e delle relative addizionali, l’imposta di registro sul contratto di locazione e l’imposta di bollo pari a 16 euro.

La cedolare secca può essere scelta soltanto a determinate condizioni. L’abitazione data in affitto (solo per l’aliquota del 10%) deve trovarsi in Comuni ad alta tensione abitativa, in un capoluogo di provincia oppure nelle città di Milano, Roma, Napoli, Palermo, Firenze, Venezia, Torino, Bari, Bologna, Catania, Genova o in un Comune che confina con queste città.

Un’altra alternativa per applicare la cedolare secca nel contratto di locazione è che l’abitazione data in affitto si trovi in un Comune per il quale è stato stabilito lo stato di emergenza dal 2009 in avanti.

Scegliendo la cedolare secca si rinuncia all’aggiornamento del canone Istat per il tempo previsto dalla durata del canone di locazione.

Anche se nel contratto è specificato l’aggiornamento del canone Istat, scegliendo la cedolare secca questa clausola non è da ritenersi valida.

Soltanto le persone fisiche possono scegliere questo regime di tassazione agevolata.

Infatti l’opportunità non è riservata alle società, alle associazioni e alle organizzazioni.

La cedolare secca può essere scelta soltanto per un immobile ad uso abitativo, in particolare per le abitazioni che rientrano nelle categorie catastali da A1 ad A11, escludendo la categoria A10.

Come scegliere la cedolare secca

La cedolare secca cos’è e perchè sceglierla? Ti rispondiamo subito!

Il proprietario di un immobile che dà lo stesso in locazione può scegliere la cedolare secca in qualsiasi momento.

Lo può fare quando registra il contratto, dopo il primo anno, quando arriva il momento di versare l’imposta di registro.

In alternativa può scegliere l’opzione di tassazione agevolata alla proroga del contratto di locazione, purché la volontà sia espressa entro 30 giorni.

Nel caso di contratti inferiori a 30 giorni in totale in un anno l’opzione può essere scelta anche nella dichiarazione dei redditi.

La scelta della cedolare secca deve essere indicata nel contratto di locazione.

Per l’aliquota del 21% è sufficiente inserire una clausola nel contratto a canone libero.

Per la cedolare secca del 10%, si deve necessariamente utilizzare uno dei modelli di contratto che vengono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale.

La cedolare secca può essere applicata anche ai contratti riservati a studenti fuori sede e ai contratti di locazione transitori.

Calcolo cedolare secca

Ecco uno schema molto utile che ci può aiutare nell’effettuare il calcolo della cedolare secca, per rendersi conto anche di quanto si può risparmiare, accedendo a questo regime di tassazione.

Per il calcolo dobbiamo conoscere a quanto ammonta l’importo del canone di locazione e poi dobbiamo sapere l’aliquota che vogliamo applicare.

Esempio pratico

Un esempio può essere molto utile per chiarire meglio.

Mettiamo il caso di un immobile dato in locazione a canone concordato, il cui canone per l’inquilino è stabilito in una somma pari a 6.000 euro all’anno.

In questo caso si può applicare la cedolare secca con aliquota del 10%. Per questo motivo dobbiamo fare 6.000 euro x 10%, che dà come risultato 600 euro.

Quindi il costo della cedolare secca per quell’anno è di 600 euro ed è proprio questa somma che il proprietario deve pagare come imposta sostitutiva.

Come si paga la cedolare secca

Al momento in cui si sceglie l’opzione del regime di tassa agevolata, si deve comunicare il tutto all’Agenzia delle Entrate compilando un’apposita sezione che si trova nel modello RLI.

Quest’ultimo deve essere presentato all’Agenzia delle Entrate per via telematica, utilizzando lo specifico software di compilazione che possiamo trovare nel sito dell’Agenzia delle Entrate.

Teniamo presente che l’imposta agevolata deve essere versata entro lo stesso termine stabilito per il pagamento dell’Irpef.

A questo fine si usa il modello F24 Elide, inserendo questi codici tributo:

  • 1840 per la cedolare secca con acconto della prima rata;
  • 1841 per l’acconto della seconda rata o per chi sceglie di pagare la cedolare secca in un’unica soluzione;
  • 1842 per il saldo finale.

Teniamo presente che la tassa va versata in un’unica rata se l’importo è inferiore a 257,52 euro, il tutto entro il 30 novembre, per quanto riguarda il 2018.

Se la somma da pagare supera i 257,52 euro, si può scegliere il pagamento in due rate. In questo caso l’acconto va versato entro il 30 giugno e il saldo entro il 30 novembre.

Vantaggi della cedolare secca

La scelta dell’opzione della cedolare secca sui contratti di locazione può rivelarsi estremamente valida specialmente in alcune situazioni.

Il proprietario dell’immobile in questo modo, quando registra il contratto ed eventualmente per le successive annualità, non deve pagare nessuna imposta di registro e nessuna marca da bollo da 16 euro.

Gli aumenti Istat e gli aumenti periodici non possono essere applicati sugli immobili dati in locazione i cui proprietari hanno scelto il regime agevolato.

Non si devono pagare le addizionali regionali e comunali e per gli adempimenti vari tutto diventa più comodo, perché si possono compiere molte operazioni online.

Inoltre il proprietario dell’immobile può usufruire di altre agevolazioni fiscali, che sono state introdotte di recente, come la possibilità di ottenere la riduzione del 75% dell’aliquota Imu e Tasi dovute al Comune in cui si trova l’immobile dato in locazione a canone concordato. L’altra opportunità consiste nell’ottenere una riduzione del 30% del reddito imponibile ai fini Irpef.

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