Comodatario Definizione e Cosa si Intende per Comodato d’uso!

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Il comodatario è colui che riceve in comodato d’uso un immobile o, più in generale, un bene per un certo periodo di tempo.

Se del comodatario il significato è questo, non si può prescindere dal capire anche quali ruoli abbiano comodante e comodatario nell’ambito di un rapporto che si viene a stabilire fra di essi.

Dare del comodatario una definizione precisa infatti non è possibile fino in fondo, se non si esamina la funzione svolta da comodatario e comodante.

Comodante-comodatario: un rapporto strettamente legato che va esaminato nell’ambito di ciò che ci fa comprendere che cosa sia e come sia definibile il comodato d’uso.

Andiamo più nello specifico e vediamo quali sono i termini di questo rapporto, quali sono i diritti e gli obblighi dell’una e dell’altra figura e come funzionano gli eventuali affitti: scopriamo in particolare se il comodatario può locare l’immobile.

Cos’è il comodato d’uso

A livello legislativo si parla di comodato, quando si presta un bene o in maniera più specifica un immobile senza che in cambio si chieda del denaro.

Nella prassi comune la parola comodato potrebbe essere sostituita dal termine prestito.

Si autorizza una persona ad usare un proprio bene per un determinato periodo di tempo.

Il comodante è colui che dà il prestito il bene che gli appartiene, mentre il comodatario è colui che trae beneficio dal prestito, quindi la persona che utilizza il bene che appartiene al comodante.

Proprio per definizione del Codice Civile, il comodato ha una natura gratuita.

Quindi, quando si dà in prestito qualcosa, la parte che riceve la cosa non deve dare nulla alla parte che l’ha ceduta.

Se si vuole stabilire un comodato a titolo oneroso, in cui il corrispettivo può essere costituito non per forza dal denaro, ma dalla resa di alcune prestazioni in particolare, ci si deve accordare diversamente, magari stabilendo un accordo scritto.

Il comodato di un immobile

Nel diritto civile viene data particolare importanza anche allo scopo per cui viene fatto il comodato.

Il Codice Civile nello specifico chiama causa il fine per il quale si giunge ad un comodato.

Solitamente la causa del comodato viene intesa come spirito di liberalità con altruismo.

Quindi, se prestiamo un bene, lo facciamo soltanto per generosità.

La legge però interviene nel regolare il comodato, perché, anche se questo rapporto tra le due parti si instaura soltanto per amicizia, poi può accadere che nel tempo sorgano dei conflitti.

Per gli immobili che vengono dati in comodato le regole sono sostanzialmente le stesse che abbiamo descritto fino a questo momento.

Gli obblighi della persona che riceve un immobile in comodato

Molti di coloro che ricevono un immobile in comodato si chiedono se per esempio il comodatario può affittare la casa o una parte di essa anche per periodi brevi.

Si tratta di capire come funziona nel caso del comodatario la locazione dell’immobile ricevuto ad uso gratuito.

Secondo ciò che stabilisce la legge, l’abitazione può essere data in locazione dal comodatario soltanto con contratti brevi.

Le locazioni possono essere soltanto rapportate ad un periodo di tempo fino ad un massimo di 30 giorni.

È soltanto in questo modo che il comodatario può ricavare un reddito da un immobile che viene utilizzato da lui gratuitamente.

Inoltre il comodatario ha un altro obbligo. Si tratta del rapporto che regola l’Imu e il comodatario.

Infatti proprio il comodatario, anche se ha ricevuto la casa gratuitamente, deve pagare le imposte su di essa.

In questo senso ha due possibilità: pagare l’imposta sostitutiva del 21% o la tassazione ad aliquota ordinaria tenendo conto della propria dichiarazione dei redditi.

Bisogna però sottolineare che, per quanto riguarda l’Imu, la disciplina giuridica è ancora aperta.

In particolare molti esperti continuano ad interrogarsi sull’obbligo da parte del comodatario di pagare l’Imu o, in generale, di pagare le imposte municipali sulla proprietà.

Alcuni esperti infatti ritengono che il comodatario non ha un diritto personale relativo alla proprietà e che quindi, proprio per questo motivo, avendo soltanto un diritto di godimento dell’immobile, non dovrebbe pagare le imposte, fra le quali si annovera proprio l’Imu.

Alcuni esperti di diritto fanno notare che ciò che lega il comodante al comodatario è costituito soltanto da un rapporto di cortesia, che non genera vincoli giuridici.

Il comodatario deve pagare la TASI e la TARI?

Per quanto riguarda la TASI, bisogna dire che il comodatario non deve pagarla, se utilizza l’immobile che ha ricevuto in comodato come abitazione principale.

In generale le norme stabiliscono che la TASI va ripartita fra proprietario e comodatario per contratti che hanno una durata superiore a 6 mesi.

Tuttavia, per legge, se uno dei due non paga l’imposta, l’altro non è tenuto a risponderne.

Per ciò che riguarda la TARI, la tassa sui rifiuti, il comodatario deve pagarla, perché è il soggetto che occupa l’immobile e quindi deve pagare la tassa sui rifiuti in base alla superficie calpestabile dell’abitazione.

Secondo la legge, è possibile prevedere una riduzione del 50% della base imponibile, in base alla quale calcolare le imposte comunali, compresa la TASI, per le abitazioni in comodato gratuito tranne nei casi in cui si tratti di abitazioni di lusso e solo nel caso in cui il contratto di comodato sia registrato.

Le ristrutturazioni edilizie

Vediamo adesso qual è il rapporto tra ristrutturazioni edilizie e comodatario.

Gli esperti di diritto sostengono che per le ristrutturazioni edilizie spetta anche al comodatario la detrazione Irpef del 50% sugli interventi che vengono effettuati a livello di recupero dell’edificio.

Per ottenere queste detrazioni relative alle ristrutturazioni, nella dichiarazione dei redditi devono essere riportati i dati che riguardano la registrazione del contratto di comodato.

La stessa opportunità spetta anche ai familiari conviventi del comodatario, se loro sostengono e pagano le spese dal loro conto corrente attraverso un bonifico o attraverso un assegno che viene rilasciato al condominio.

Inoltre le detrazioni spettano ai familiari del convivente o al convivente di fatto, se la convivenza esisteva già nel momento in cui sono iniziati i lavori.

A questo proposito, per dimostrare l’esistenza della convivenza a partire da un dato periodo, si deve fare una dichiarazione di atto di notorietà.

Approfondimenti utili:

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