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Calcolo TARI: come funziona!

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calcolo tari

Tra i vari obblighi di un cittadino ci sono le tasse sui rifiuti che possono creare facilmente una certa confusione per la quantità di acronimi molto simili tra loro, i quali però si riferiscono a imposte diverse. In questo articolo ci dedicheremo alla TARI, cioè alla tassa relativa alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti in Italia e a come si calcola, come funziona, quali sono le scadenze, da chi va pagata e quando è possibile chiedere delle agevolazioni.

Che cos’è la Tari

La TARI, dopo la Legge di Stabilità 2014, è diventata la terza componente della IUC cioè l’Imposta Unica Comunale, insieme all’IMU che è l’Imposta Municipale Unica e alla TASI, cioè Tassa sui Costi Indivisibili del Comune. Si tratta della tassa sulla raccolta e sullo smaltimento dei rifiuti.

La TARI oggi (nuova TARI) è il risultato dell’accorpamento delle precedenti tasse sui rifiuti in un unico tributo, uguale per tutta l’Italia. Le imposte accorpate sono la TIA, Tariffa di Igiene Ambientale, la Tassa per lo Smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani (TARSU) e il Tributo Comunale sui Rifiuti e sui Servizi.

Come si calcola la Tari

Calcolo Tari: Il calcolo della Tari va fatto sulla base di tariffe fisse e variabili a seconda che si tratti di un’utenza domestica o non domestica, tenendo conto di eventuali esenzioni o riduzioni per il reddito da richiedere presentando l’Isee 2018 per la Tari calcolo.

La tariffa fissa è determinata in base alle componenti che costituiscono il costo del servizio, i metri quadri dell’immobile, le modalità del servizio fornito, i costi di investimento e di esercizio (inclusi i costi di smaltimento).

Per quanto riguarda invece la quota variabile è stabilita sulla quantità di rifiuti prodotti, quindi in base al numero dei componenti del nucleo familiare.

Per questo calcolo occorre tenere conto anche della distinzione tra utenze domestiche e non domestiche. Alle prime appartengono i locali a uso abitativo, mentre delle seconde fanno parte le attività produttive, commerciali, di servizio, gli enti e le associazioni.

Calcolo superficie Tari: volendo essere più precisi, il calcolo TARI 2018 per le utenze domestiche considera la superficie dell’immobile espressa in metri quadri; secondo il Regolamento Tari la superficie assoggettabile alla tassa è pari all’80% della superficie catastale.

Altro dato di rilievo è il numero degli occupanti l’immobile in base alla residenza, a cui si applica una quota fissa moltiplicata per il numero degli occupanti.

Mentre, per quanto riguarda il calcolo Tari per le utenze non domestiche si tiene conto della superficie dei locali e delle aree occupate, oltre alla tipologia di attività economica svolta.

Abbiamo già detto come la tariffa Tari sia comprensiva di una quota fissa, pertanto il suo calcolo può essere svolto moltiplicando i metri quadrati dell’immobile, determinati sulla base della superficie calpestabile, per la tariffa corrispondente al numero degli occupanti dello stesso.

Se l’intestatario dell’utenza è residente nell’immobile il dato degli occupanti è preso negli archivi anagrafici del comune, se invece l’intestatario non risiede nell’immobile il numero degli occupanti è determinato in rapporto alla superficie dei locali, secondo i seguenti punti:

  • da 0 a 45 metri quadri: 1 componente;
  • da 46 metri quadri a 60: 2 componenti;
  • da 61metri quadri a 75: 3 componenti;
  • da 76 metri quadri in poi: 4 componenti.

Come funziona la Tari e chi è obbligato a pagarla

La Tari, come accadeva nel caso della vecchia Tarsu, Tia o Tares, deve essere pagata dal soggetto che risiede nell’immobile, per cui in caso di affitto, il pagamento è comunque a carico dell’inquilino, ossia, di colui che occupa o detiene a qualsiasi titolo l’immobile.

In particolare, i soggetti obbligati al pagamento della tassa sui rifiuti sono quelli indicati nel regolamento, cioè chiunque possieda, occupi o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, in grado di produrre rifiuti urbani e assimilati, a prescindere dal loro utilizzo.

La TARI è, quindi, dovuta da coloro che occupano o detengono i locali o le aree scoperte con vincolo di solidarietà tra i componenti del nucleo o tra coloro che usano in comune i locali o le aree stesse.

Per locali si intendono le strutture fissate al terreno e chiuse almeno su tre lati, i cui abitanti sono tenuti al pagamento dell’imposta di cui stiamo parlando in questo articolo. Mentre, per aree scoperte ci si riferisce alle superfici prive di edifici o strutture edilizie, ovvero a tutti quegli spazi circoscritti che non costituiscono parte integrante del locale e adibiti a qualsiasi uso e che producono rifiuti urbani.

Mentre ci sono alcuni casi in cui c’è l’esclusione dall’applicazione del tributo: non bisogna pagare la Tari per le aree scoperte pertinenziali o accessorie ad abitazioni civili. Stiamo parlando, per esempio, di balconi e terrazze scoperte, posti auto scoperti, cortili, giardini e parchi.

Altre categorie escluse dall’imposta sono le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, ad eccezione delle aree scoperte operative.

Infine, non vengono considerate superfici da calcolare ai fini della tassa, le aree comuni condominiali non detenute o occupate in via esclusiva, come androni, scale, ascensori, stenditoi o altri luoghi di passaggio o di utilizzo comune tra i condomini. Nel caso in cui vi sia un utilizzo dell’immobile inferiore ai sei mesi nello stesso anno solare, il tributo è dovuto solo da chi possiede il diritto sull’immobile o sull’area, per cui dal proprietario o usufruttuario.

Per quanto riguarda invece la Tari in riferimento alle multiproprietà e ai centri commerciali integrati, il pagamento della tassa deve essere effettuato dal soggetto che gestisce i servizi comuni dei locali e delle aree scoperte di uso comune, mentre per i locali e le aree scoperte in uso esclusivo, coloro cui spetta il pagamento della Tari sono i singoli occupanti o detentori.

È molto utile sapere che c’è la possibilità di usufruire di esenzioni e riduzioni sulla Tari.

Quando c’è stato un mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti la riduzione sulla tassa è pari al 20%; anche l’interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall’autorità sanitaria di danno o pericolo alle persone o all’ambiente si ha diritto all’esenzione.

Alcuni tipi di agevolazioni, invece, variano a seconda del comune e dipendono fondamentalmente dal numero di occupanti dell’abitazione, dall’uso stagionale o discontinuo dell’unità abitativa e valgono solo se l’interessato ne fa richiesta specifica. Anche in caso di reddito basso, presentando l’Isee, si ha diritto alla riduzione o all’esenzione.

Quali sono le scadenze per il pagamento della Tari e come si paga

Il pagamento della Tari avviene generalmente a cadenza bimestrale, trimestrale o quadrimestrale, per cui ogni due, tre o quattro volte all’anno bisogna pagare l’imposta con due, tre o quattro scadenze ogni dodici mesi.

Ciò non vale in tutta Italia, cioè non ci sono le stesse scadenze in ogni luogo della Penisola, ma ogni comune può scegliere un numero diverso di rate e anche una scadenza diversa.

Nella maggior parte dei casi la scadenza della Tari è però prevista in due rate, l’acconto va pagato entro il 30 aprile e il saldo della Tari entro il 31 ottobre. Se invece si sceglie un’unica soluzione, l’imposta va saldata entro il 30 aprile.

Per effettuare il pagamento della tassa sui rifiuti, il Comune può inviare un bollettino postale o un bollettino bancario allegato all’avviso di pagamento.

L’avviso di pagamento Tari contiene:

  • le informazioni di calcolo del modello F24 precompilato  (riporta nella sezione Imu e tributi locali il codice tributo F24 TARI 3944)
  • la tassa sui rifiuti
  • il codice rateazione prima rata in acconto
  • il codice rateazione seconda rata a saldo
  • il bollettino postale Tari
  • il bollettino MAV.
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