Residenza Seconda Casa: Quando è Reato? Cosa Dice la Normativa!

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QuanResidenza Seconda Casa? Una domanda che si pongono in molti!

Del resto risparmiare sulle imposte si può ed è lecito.

Una corretta pianificazione consente spesso un legittimo risparmio sulle imposte, se si utilizzano gli strumenti messi a disposizione dall’ordinamento che consentono un minore onere tributario.

Residenza nella seconda casa: un principio spesso erroneamente interpretato

Non è sempre facile capire quando, pur nel rispetto della legge, ci si espone a contestazioni fiscali o, peggio ancora, penali perché la linea di confine è in molti casi sottile e spesso poco netta.

Tali situazioni si possono verificare anche in materia di tributi locali e, in particolare, con riferimento alle spesso numerose imposte sugli immobili.

Sovente ci chiediamo come risparmiare sulle imposte relative alla seconda casa.

È possibile trasferire la residenza nella seconda casa e se si effettua il cambio di residenza seconda casa è possibile non pagare l’Imu?

In linea di principio si, è possibile trasferire la residenza presso la casa al mare o in montagna ma se tale cambio non corrisponde a verità ed è motivato dalla sola intenzione di non pagare determinate imposte, allora potresti essere esposto a contestazioni non solo da parte dell’Amministrazione finanziaria ma anche penali.

Chiariamolo subito per evitare equivoci: non è possibile non pagare l’Imu sulla seconda casa.

In questa guida, ti spiegheremo perché e quali rischi potresti correre.

Residenza e seconda casa: la normativa

Per capire se e come è possibile trasferire la residenza seconda casa, occorre fare un passo indietro e analizzare il concetto di residenza da un punto di vista fiscale.

Determinare correttamente il luogo di residenza costituisce un aspetto di primaria rilevanza, poiché risultare fiscalmente residenti in Italia significa dover contribuire a una serie di obblighi dichiarativi e di versamento.

L’art. 2, D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR) stabilisce che si ritengono fiscalmente residenti i soggetti che per la maggior parte dell’anno (almeno 183 giorni) dimostrano di essere iscritti all’anagrafe o di avere il domicilio o la residenza nel territorio dello Stato.

Ciò significa che se per la maggior parte del periodo di imposta risiedi o hai il domicilio in Italia sei soggetto alla tassazione prevista dal nostro Paese, devi cioè pagare le imposte in Italia.

Sovente l’abitazione principale e residenza coincidono, perché risultano presso la medesima casa.

In alcuni casi, è tuttavia possibile che si stabilisca la residenza in un luogo diverso rispetto a dove si ha, ai sensi dell’art. 43 c.c., la sede principale dei propri affari, ovverosia il domicilio.

Esenzione Imu

La decisione di stabilire la residenza e il domicilio presso una determinata abitazione influisce non solo ai fini delle imposte sui redditi ma anche con riferimento ai tributi locali.

Fra questi l’Imu rappresenta il tributo locale per eccellenza.

Come noto, si tratta di una imposta sugli immobili che, a partire dal 2020, accorpa anche la vecchia Tasi, ovverosia la tassa sui servizi indivisibili.

Il pagamento dell’Imu può essere in alcuni casi “evitato”: è possibile, infatti, che al ricorrere di determinate condizioni si possa usufruire dell’esenzione dal versamento dell’imposta.

Vediamo in quali casi

Esenzione Imu prima casa come ottenerla

Solitamente quando si parla di esenzione Imu ci si riferisce alla possibilità di non pagare l’Imu sulla c.d. abitazione principale e non sulla prima casa.

In una guida  ti abbiamo spiegato chiaramente la differenza fra abitazione principale e prima casa.

L’abitazione principale è la casa dove si stabilisce la residenza e il domicilio abituale.

La prima casa, da un punto di vista fiscale, è invece la casa che si acquista per prima, generalmente usufruendo delle agevolazioni prima casa.

Ebbene, l’esenzione dal pagamento dell’Imu è previsto solo con riferimento alla abitazione principale.

Come ottenere l’esenzione dal pagamento dell’Imu?

Per vedersi riconosciuto tale “beneficio” occorre dimostrare di avere sia la residenza sia il domicilio abituale presso la casa per la quale si chiede l’esenzione.

Se per dimostrare di essere residente presso un immobile è sufficiente il certificato rilasciato dall’Ufficio Anagrafe del Comune ove si trova la casa, per dimostrare il domicilio la prova da fornire è diversa, ma ugualmente semplice.

La legge non stabilisce nulla al riguardo, cioè non prevede quali siano le prove da esibire necessariamente per dimostrare il domicilio.

Ciò significa che tale prova può essere fornita con qualunque mezzo.

E’ opinione ormai condivisa che la dimostrazione del domicilio presso un immobile possa essere fornita mediante bollette relative ai consumi, intestazioni di contratti inerenti a utenze o a servizi dell’immobile.

Quando si commette un reato

Qui giunti possiamo finalmente rispondere a un importante dubbio che spesso in molti si pongono e cioè posso non pagare l’imposta sulla seconda casa?

È possibile usufruire dell’esenzione imu seconda casa con residenza?

Abbiamo visto che l’esenzione Imu è prevista solo per le c.d. abitazioni principali, dunque per le case ove è stabilita la residenza e il domicilio.

In linea di principio, è possibile trasferire la residenza e il domicilio presso la casa al mare o in montagna.

In questo modo si dichiara al Fisco (e non solo) di essere reperibile per la maggior parte dell’anno presso la seconda casa.

Ma, se questo non corrisponde a verità, si rischia di commettere un reato.

Fornire una dichiarazione non veritiera, al solo fine di eludere il pagamento delle imposte, equivale a fornire una dichiarazione falsa e, in quanto tale, rilevante ai fini penali e punibile anche con la pena della reclusione.

Accertamenti fiscali sulle seconde case

Oltre a rischiare di commettere il reato di evasione fiscale, il rilascio di una dichiarazione non veritiera ci espone al rischio di una contestazione fiscale.

I Comuni, in quanto enti con competenza in materia di tributi locali, possono infatti controllare la veridicità delle dichiarazioni rilasciate dai proprietari anche mediante verifiche in loco, cioè presso l’abitazione indicata come luogo di residenza e domicilio.

In questi casi, se il Comune non riscontra la reperibilità per la maggior parte dell’anno anche attraverso la verifica della congruità dei consumi e costi di fornitura, emette un atto impositivo chiedendo il pagamento dell’imposta non versate, nonché dei relativi interessi e sanzioni.

La prima casa può diventare seconda casa?

Al di là del gioco di parole la prima casa può diventare la seconda casa e viceversa.

Come rilevato la prima casa, da un punto di vista fiscale, è la casa acquistata per prima.

Tutte le abitazioni acquistate successivamente sono considerate seconde case.

La prima casa o meglio l’abitazione principale può diventare seconda casa semplicemente se si effettua un cambio di residenza e si dimostra di avervi il domicilio.

Attenzione però: la seconda casa per diventare abitazione principale e usufruire di agevolazione ed esenzioni di imposta deve rispettare specifici requisiti e, in particolare:

• deve essere iscritta o iscrivibile nel catasto edilizio urbano;

• non deve essere una abitazione di lusso, cioè non deve essere accatastata in A/1 (abitazioni di tipo signorile), A/8 (abitazioni in ville), A/9 (castelli, palazzi di pregio artistico e storico). Se sei poco informato sulle categorie catastali leggi questa guida: Categorie Catastali A1 A8 A9: Quali Immobili Identificano, Caratteristiche e Tasse!

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