Atto di proprietà di un immobile: come si dimostra la proprietà di una casa?

Atto di proprietà

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A volte, sapere di essere il proprietario di casa non basta, bisogna saperlo dimostrare, e in modo convincente.

Se ti stai chiedendo come rivendicare la legittima proprietà di quello che tu ritieni un tuo bene immobiliare e pensi che basti mostrare il rogito sottoscritto dal notaio, insieme all’atto d’acquisto – mediante il quale è avvenuta la compravendita del tuo appartamento e il conseguente trasferimento di proprietà dal vecchio padrone di casa (nonché in questo caso venditore) a te, acquirente o compratore – ti sbagli di grosso!

Questi documenti da soli non bastano, per l’esattezza sono insufficienti a dimostrare il tuo intento.

E non a causa del nostro eccesso di zelo, ma per il sommo volere della Corte di Cassazione.

Le prove reali di quello che affermi te le devi procurare con ben altro: la sentenza emessa dalla Suprema Corte di Cassazione 27366/16 ha deciso così.

Per dimostrare che sei proprio tu il legittimo proprietario dell’immobile a cui ti riferisci devi essere in possesso dell’atto di proprietà immobile redatto in presenza del notaio e devi dimostrare, inoltre, di aver ricevuto questo diritto di proprietà da chi, prima di te, era legittimo detentore, fino all’incontestabile proprietario.

Scopriamo qual è questa figura, vediamo cos’è un atto di proprietà di un immobile, cerchiamo di capire insieme le differenze con l’usucapione e proviamo a vedere quali sono i casi in cui ti è necessario fornire questo genere di prove. Per raggiungere questi obiettivi, continuiamo a leggere.

Che cos’è un atto di proprietà di un bene immobiliare

L’atto di proprietà di un immobile o  che può anche dirsi più semplicemente atto di proprietà casa è un documento valido ufficialmente che consiste in una dichiarazione notarile, cioè sottoscritta da un notaio e coperta dall’assicurazione professionale.

In questo tipo di documento si garantiscono prima di tutto tre punti di importanza fondamentale:

  • la titolarità della proprietà;
  • i titoli di acquisto risalenti ai vent’anni;
  • tutti i gravami e cioè le ipoteche, i pignoramenti, ecc. esistenti sulla proprietà immobiliare.

A questa dichiarazione vengono anche allegati il certificato catastale di attualità e la planimetria. Ciò consente di constatare che lo stato di fatto corrisponde alla planimetria ed a sua volta alla rendita catastale indicata nel certificato.

Nel caso si decida di proporre una vendita è bene sapere che questo documento è complementare all’APE, che è l’acronimo dell’Attestato di Prestazione Energetica, oltre che a tutti gli estremi delle concessioni edilizie (nel caso in cui l’immobile sia stato costruito dopo il 1 settembre 1967).

Infatti, se la costruzione è antecedente a tale data sarà sufficiente da parte del venditore dichiarare nell’atto di compravendita questa circostanza.

Sia l’Attestato di Prestazione Energetica APE, sia gli estremi della concessione edilizia – documenti entrambi recuperabili presso lo sportello unico del Comune di competenza territoriale – possono essere ottenuti quando di decide di mettere in vendita l’immobile in questione.

Quando si è in possesso del certificato di proprietà, insieme a queste documentazioni ci si può rivolgere al professionista anche nel caso in cui si pensa alla vendita dell’immobile stesso.

A che cosa serve l’atto di proprietà della casa

L’atto di proprietà di un immobile è un documento che dimostra di essere i legittimi proprietari di una casa. Si dimostra dunque la “casa di proprietà”.

La sua funzione principale viene a galla in caso di contestazioni in cui si ha la necessità di raggiungere questo specifico intento.

Per dimostrare la proprietà, come abbiamo già accennato all’inizio dell’articolo, non basta l’atto di compravendita firmato davanti al notaio (rogito del notaio con il contratto di acquisto), cioè il cosiddetto atto di provenienza, ma bisogna attestare anche un altro aspetto essenziale:

di aver acquistato il bene da chi ne era l’effettivo proprietario e che questo, a sua volta, abbia comprato l’immobile in questione dal legittimo titolare.

Ma non finisce qui, si deve risalire fino al primo atto di acquisto, andando indietro nel tempo, con la possibilità di fermarsi agli ultimi venti anni.

Perché proprio questo termine temporale?

La Cassazione in una recente sentenza ha stabilito che la ricostruzione di tutta la catena delle varie cessioni dell’immobile può arrestarsi con i vent’anni, ovvero il tempo necessario all’usucapione, titolo valido per sanare qualsiasi tipo di acquisto di bene da chi non è proprietario.

Come si dimostra la proprietà di una casa: le differenze tra atto di proprietà e usucapione

Quando si mette in discussione la titolarità di un immobile, colui che afferma di esserne il proprietario e ne rivendica la restituzione, dovrà provare – a chi lo detiene in quel momento – di esserne il legittimo proprietario, non solo mostrando il contratto di acquisto, ma mostrando pure di aver ricevuto questo diritto da chi era proprietario a sua volta e così andando indietro di venti anni, fino ad arrivare al primo e incontestabile proprietario dal quale è sorto il diritto di proprietà di contestazione.

In alternativa, la proprietà di un immobile si può dimostrare attraverso l’usucapione.

Per questa finalità non bisogna dimostrare di aver avuto personalmente il bene immobiliare per venti anni, come nel caso precedente, ma basta dimostrare che il proprio possesso, insieme a quello dei precedenti titolari, abbia raggiunto l’arco di un ventennio.

Quindi, in sostanza, per l’usucapione il proprio possesso non ha validità singolarmente, ma va sommato a quello dei precedenti titolari del bene immobiliare.

Casi in cui c’è la necessità di ricorrere alla dimostrazione della proprietà su un bene possono verificarsi in contesti come quello di vicini di casa con abitazioni localizzate su pezzi di terra limitrofi.

Se uno dei due agisce sulla parte di terra (con interventi di qualsiasi tipo che possono essere più o meno invasivi) che si trova ai limiti tra l’una e l’altra proprietà, uno dei due vicini può ostacolarlo dichiarandosi legittimo proprietario.

Per farlo, colui che riceve la notifica della citazione è costretto comunque a difendersi, ma non è obbligato a fornire le prove della sua effettiva titolarità.

Al contrario, è l’avversario citato che è obbligato a mostrare il contrario.

E lo può fare nelle modalità che abbiamo appena spiegato, cioè mostrando l’atto di proprietà casa o per usucapione.

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2 Commenti

    • Ciao puoi contattare il notaio che si occupato della compravendita o richiedere una copia all’archivio notarile.
      Grazie per averci contattato! Alla prossima!

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