Imposta di Registro Locazione Chi Paga: Facciamo Chiarezza!

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Può capitare che quando si sta per firmare un contratto di affitto sorgano dubbi e domande.

Una di queste domande è: “Imposta di registro per locazione: chi paga?”.

Lo Stato infatti richiede il pagamento di un tributo per la registrazione del contratto di locazione.

Cerchiamo di fare chiarezza sull’argomento, definendo per quanto riguarda l’imposta di registro di locazione chi paga e soprattutto che cos’è questa tassa che si deve corrispondere.

Che cos’è l’imposta di registro per l’affitto

Come abbiamo detto precedentemente, l’imposta di registro per la locazione è una tassa che deve essere corrisposta all’Agenzia delle Entrate nel momento in cui si procede alla registrazione della la pratica di un affitto di un’abitazione.

Quando un contratto di locazione è debitamente registrato prevede necessariamente il sostenimento di una tassa.

Infatti è importante perché tutte le operazioni avvengano in maniera trasparente.

A cosa serve e perchè pagare l’imposta di registro

Ma perché si deve pagare l’imposta sul registro per le locazioni?

Il pagamento di questa tassa è necessario, in modo da fornire un’entrata fiscale allo Stato e per fare in modo di remunerare e sostenere il servizio che offre ai privati la conservazione degli atti pubblici.

È un’imposta indiretta, perché non si applica alla ricchezza prodotta, ma soltanto a quella che viene trasferita, e serve sostanzialmente a ripagare le spese che comporta la detenzione di un registro pubblico presso l’Agenzia delle Entrate.

L’obiettivo è quello di registrare l’affitto e che la data dell’atto venga annotata ufficialmente.

Il contenuto del documento, essendo stato depositato, non può più essere modificato.

Chi deve pagare l’imposta di registro per affitto?

Chi paga l’imposta di registro per la locazione?

Cerchiamo di definire in maniera precisa per l’imposta di registro per affitto chi paga, in modo che sia ritrovandosi nella parte del locatore che in quella dell’inquilino tu possa essere consapevole di come muoverti in maniera puntuale.

Le spese sostenute per la registrazione del contratto (legge n392/78 art 8) di locazione vengono divise al 50% tra il proprietario e l’inquilino mentre le spese per l’imposta di bollo sono a carico dell’inquilino.

L’importo da pagare per l’imposta di registro corrisponde al 2% del canone annuo, la cui somma va moltiplicata per ogni anno di durata del contratto.

Un esempio per fare maggiore chiarezza

Facciamo un esempio per essere più chiari da questo punto di vista.

Mettiamo il caso che un contratto di locazione riesca a far guadagnare al proprietario 10.000 euro l’anno.

Se, per esempio, il contratto di affitto di una casa è stato stabilito per tre anni di durata, si devono pagare 600 euro.

Infatti si tratta di 200 euro all’anno.

Il totale di 600 euro deve essere diviso a metà tra il proprietario e l’inquilino.

Di conseguenza ciascuno dei due pagherà 300 euro.

Naturalmente è possibile raggiungere anche un accordo diverso.

Chi paga l’imposta di registro sulle annualità successive?

Anche questa è sicuramente una di quelle domande che sorgono nel momento in cui si ha di fronte un contratto di affitto.

Del resto quando si ha a che fare con le tasse immobiliari è corretto essere ben informati, non avere dubbi e non lasciare nulla al caso.

Anche nel caso delle annualità successive il pagamento il pagamento dell’imposta di registro che si deve all’Agenzia delle Entrate spetta per metà al proprietario di casa e per metà all’inquilino.

Regole da sapere prima di firmare un contratto di affitto

In questo caso, nei riguardi dell’imposta di registro di locazione chi paga, deve essere consapevole del fatto che la legge consente al proprietario di farsi carico interamente delle spese di registrazione del contratto.

Al contrario il proprietario dell’abitazione che è data in affitto non può rifiutarsi di pagare almeno la metà della tassa e non può fare in modo che l’inquilino paghi l’intera somma.

Ma è bene sapere, per quanto riguarda l’importo, che esso corrisponde al 2% del canone annuo soltanto nel caso in cui il contratto di locazione determini il raggiungimento di una cifra di almeno 3.350 euro l’anno.

Nel caso in cui l’importo annuo derivante dalla stipula del contratto di locazione sia inferiore, la percentuale è maggiore.

Questo viene stabilito a livello normativo per scoraggiare coloro che vogliono dichiarare di ricevere un canone di affitto minore di quello effettivamente percepito.

Quali sono i costi

Quanto si paga per l’imposta di registro di locazione?

Come abbiamo già specificato, per fabbricati di uso abitativo, la tassa corrisponde al 2% del canone annuo, il cui importo deve essere moltiplicato per il numero delle annualità della durata del contratto.

Comunque la percentuale può variare in base anche al tipo di immobile che si prende in considerazione.

Per esempio, nel caso dei fabbricati strumentali per natura, la somma corrisponde all’1% del canone annuo, nel caso in cui la locazione è effettuata dai soggetti passivi IVA e al 2% del canone negli altri casi.

Anche nella situazione che coinvolge gli altri immobili si applica sempre la percentuale del 2% moltiplicato per il numero delle annualità.

Tutte le informazioni dettagliate puoi trovarle sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

A livello normativo si ha una riduzione del 30% della base imponibile che si prende in considerazione per calcolare l’imposta in caso di contratti di locazione a canone concordato che vengono stipulati per immobili dati in affitto nei cosiddetti Comuni ad elevata tensione abitativa.

Tuttavia viene stabilito che per la prima annualità l’importo non può essere inferiore ai 67 euro.

Cosa succede nel caso di cedolare

Cosa succede nel caso ci si avvalga della possibilità di sfruttare il regime di tassazione della cedolare secca?

In generale cerchiamo di comprendere che cosa significa adottare un sistema di tassazione alternativo.

Con la cedolare secca si ha la possibilità di pagare l’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali, versando l’imposta di registro e quella di bollo.

In cambio il proprietario rinuncia all’adeguamento del canone in base ai dati Istat.

La cedolare secca si può applicare per le unità immobiliari che appartengono alle categorie catastali da A1 ad A11, escludendo però la A10 che riguarda gli studi professionali e gli uffici.

Quindi la cedolare secca rappresenta un vantaggio, perché si evita di pagare l’imposta di registro sulla locazione.

Cosa succede se non si pagano le spese di registrazione

Abbiamo visto per l’imposta di registro di locazione chi paga.

È importante, come abbiamo già specificato, pagare la tassa per la registrazione del contratto di locazione.

Infatti se non si paga questa imposta può accadere che il contratto stipulato si riveli nullo.

Sostanzialmente il pagamento della registrazione del contratto di locazione può tutelare sia te che agisci come proprietario che l’inquilino.

Ecco spiegato anche il motivo perché l’imposta va pagata a metà sia dal locatario che dal conduttore.

Nel momento in cui la tassa non viene pagata, i responsabili sono entrambe le parti e le responsabilità riguardano anche il pagamento di eventuali sanzioni che possono essere applicate.

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