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Leasing abitativo: come funziona!

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leasing abitativo come funziona

Il leasing abitativo è una forma di finanziamento che consiste nello stabilire un’agevolazione nei confronti dell’utilizzatore di un immobile, che di solito si configura come una persona fisica.

Il concedente, che può essere la banca o un intermediario finanziario, mette a disposizione dell’utilizzatore un immobile acquistato, che l’utilizzatore usa come abitazione principale per un certo periodo di tempo.

L’utilizzatore è tenuto a pagare dei canoni periodici e, alla fine del tempo stabilito dal contratto, ha la possibilità di acquistare l’immobile ad un prezzo che è stato determinato fin dall’inizio. Questa opportunità viene indicata con il termine di riscatto.

Il leasing immobiliare abitativo è quindi un’opportunità che si rivolge a chi non ha la possibilità di disporre di una liquidità tale da poter pagare in una sola volta l’acquisto di una casa.

Il leasing immobiliare ai privati per uso abitativo può rappresentare una valida alternativa anche al mutuo, che costituisce una forma di finanziamento tradizionale, permettendo di riscontrare alcuni vantaggi da non sottovalutare.

Per le sue caratteristiche, anche il leasing immobiliare abitativo per la seconda casa può essere considerato molto vantaggioso, perché in maniera flessibile possiamo acquistare con questa soluzione finanziaria un’altra casa, per esempio nei luoghi di villeggiatura.

In Questo Articolo ti Parliamo di:

Come funziona

Leasing abitativo: come funziona? Il leasing abitativo comporta il fatto che la proprietà dell’immobile rimane al concedente.

L’utilizzatore, quindi, non è il proprietario della casa, ma lo diventa quando arriva la scadenza del contratto, se decide di avvalersi del riscatto finale.

Tuttavia dobbiamo specificare che, dal momento in cui gli viene consegnata la casa, l’utilizzatore, anche se non è il proprietario, si assume la responsabilità di tutti i rischi che riguardano eventuali danni subiti dall’immobile.

Ecco perché solitamente con il leasing abitativo vi è anche l’obbligo di stipulare una polizza assicurativa.

Il leasing abitativo per i privati dalle banche è soggetto a delle particolari regole. Infatti l’istituto di credito per concedere questa possibilità solitamente valuta diversi fattori, in particolare soffermandosi sulle capacità economiche e finanziarie del soggetto che ha richiesto di usufruire del leasing abitativo.

Inoltre la banca valuta il rapporto tra il reddito del richiedente e l’importo delle varie rate, in modo che il cliente possa avere la possibilità di sostenere i costi per tutta la durata del contratto.

Una certa attenzione viene riposta dall’istituto di credito anche sul valore dell’immobile che diventa oggetto di leasing abitativo.

L’utilizzatore ha il dovere di provvedere alle spese di manutenzione e a quei costi che si devono sostenere per le riparazioni straordinarie. Inoltre a suo carico sono anche gli oneri condominiali.

Spetta all’utilizzatore pagare anche Imu, Tasi e Tari.

Quali sono i requisiti fiscali necessari

Per poter richiedere e ottenere il leasing abitativo, l’utilizzatore dell’immobile deve possedere alcuni requisiti importanti dal punto di vista fiscale.

Deve avere un reddito complessivo che non superi i 55.000 euro.

Inoltre non deve vantare diritti di proprietà su altri immobili che siano adibiti ad uso abitativo.

Per poter usufruire dei vantaggi fiscali, l’utilizzatore deve avere meno di 35 anni di età. In questo caso gli spetta una detrazione del 19%.

Le detrazioni possono riguardare le spese sostenute per i canoni e per gli oneri accessori per un importo che non superi complessivamente gli 8.000 euro all’anno.

La detrazione può riguardare anche il prezzo del riscatto, coinvolgendo comunque un importo che non superi i 20.000 euro.

Ci sono anche delle agevolazioni per quanto riguarda l’imposta di registro. Questa si applica con un’aliquota pari all’1,5%.

Per ciò che concerne le detrazioni Irpef, sono previste delle detrazioni specifiche per i contratti di locazione finanziaria con il leasing abitativo che sono stati stabiliti dall’1 gennaio 2016 fino al 31 dicembre 2020.

Leasing abitativo Unicredit

Unicredit propone una soluzione per il leasing abitativo per i privati.

Unicredit con il leasing abitativo stabilisce un importo minimo finanziabile del contratto pari a 50.000 euro, una durata massima di 30 anni, l’anticipo minimo del 20% sull’importo e il riscatto massimo del 30% sull’importo.

Questa soluzione finanziaria è disponibile ad un tasso variabile calcolato su Euribor a tre mesi con l’aggiunta di uno spread commerciale.

Il leasing abitativo per la prima casa Unicredit si chiama Leasing Valore Casa. Anch’essa naturalmente dà accesso alle detrazioni fiscali, che possono essere più consistenti, se colui che richiede questo prodotto finanziario e lo ottiene ha meno di 35 anni.

Leasing abitativo BNL

Anche BNL mette a disposizione dei suoi clienti una soluzione che potrebbe essere alternativa al mutuo.

Il leasing abitativo di BNL è piuttosto vantaggioso, perché può essere finanziato fino al 100% del valore dell’immobile e può essere incluso anche il costo previsto per l’arredamento.

Si tratta di una modalità che solitamente non viene concessa quando si richiede un mutuo ipotecario.

Per BNL con il leasing non è prevista ipoteca e il richiedente non deve sostenere spese che riguardano l’iscrizione della garanzia.

Anche il riscatto è conveniente, perché la quota percentuale viene calcolata riferendosi al valore che l’immobile ha nel momento in cui si sottoscrive il contratto.

BNL permette anche di finanziare tutte le tipologie di immobili che vengono utilizzati per le attività di impresa.

Quindi si tratta di uffici, negozi, magazzini, edifici con destinazione ricettivo-alberghiera, commerciale, artigianale, industriale. E poi ancora centri commerciali ed edifici pubblici in cui si praticano attività istituzionali.

Con questa soluzione vengono comunque esclusi gli immobili residenziali.

Cosa succede se non si paga il canone

L’utilizzatore dell’immobile, prima che scada il contratto, ha anche un altro vantaggio: può chiedere la sospensione del pagamento dei canoni periodici, se si trova in difficoltà economiche per una cessazione del rapporto di lavoro subordinato o per cessazione dell’attività lavorativa che riguarda il lavoro di agenzia, di rappresentanza commerciale o di altri rapporti di collaborazione.

La sospensione però non viene ammessa se il rapporto di lavoro cessa per risoluzione consensuale o se avviene per licenziamento per giusta causa o per dimissioni del lavoratore non dovute ad una giusta causa.

La sospensione dei canoni può essere richiesta soltanto una volta nel corso della durata del contratto.

Il periodo massimo complessivo di sospensione non può superare i 12 mesi. In ogni caso per tutto questo periodo l’utilizzatore dell’immobile non deve sostenere il costo di commissioni o di spese di istruttorie.

Inoltre la sospensione può essere richiesta senza aggiungere altre garanzie.

Non sono previsti interessi sul debito residuo e il contratto viene prorogato per un periodo uguale a quello previsto con la sospensione del pagamento del canone.

Quando finisce il periodo di sospensione, si riprende a pagare i canoni secondo le condizioni previste dal contratto, a meno che le due parti si accordino per stabilire nuove condizioni.

Se l’utilizzatore arriva ad un vero e proprio inadempimento, il concedente può chiedere la risoluzione del contratto e quindi si può mettere in atto la restituzione del bene.

In questo caso il concedente può intimare lo sfratto all’utilizzatore.

Quando il concedente riceve la restituzione del bene, se mette in vendita l’immobile e ne ricava un guadagno superiore a quello del valore dell’immobile, dovrà dare all’utilizzatore la differenza tra quanto ha ricavato e le somme che l’utilizzatore gli doveva.

Immobile riscattato in anticipo oppure non riscattato

È possibile pure per l’utilizzatore esercitare in anticipo la possibilità di riscattare l’immobile, prevenendo la scadenza naturale del contratto.

Se si trova nelle condizioni economiche di poter pagare l’importo richiesto e prestabilito nel contratto, può fare esplicita richiesta di riscattare anticipatamente l’immobile che ha ottenuto con il leasing.

Potrebbe essere anche questa una soluzione conveniente, perché il riscatto anticipato non comporta il pagamento di penali o di oneri aggiuntivi.

Alla fine del contratto, la decisione comunque spetta sempre all’utilizzatore. Quest’ultimo può decidere di riscattare il bene, come era stato previsto, oppure può scegliere anche di non pagare il prezzo finale e di non esercitare la facoltà di riscatto.

In questo caso l’immobile va restituito al concedente.

C’è anche un’altra alternativa per l’utilizzatore. Si tratta della facoltà di richiedere la proroga della durata del contratto.

In questo modo avrà il tempo per disporre di condizioni economiche magari più adeguate, che gli consentano di avere la somma necessaria al pagamento del riscatto finale.

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