Guida alle tasse della casa

Categoria Catastale: che cos’è, quanto pesa sulle tasse!

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Oggi parliamo di Categorie Catastali, previste nel nostro ordinamento non solo per indicizzare e classificare gli immobili presenti nel nostro Paese, ma anche per determinare, come avremo modo di vedere più avanti nel corso della trattazione, l’ammontare di alcune imposte.

Di seguito troverai un’analisi approfondita di tutte le categorie catastali, analizzando anche il loro impatto sulle tasse che andremo a pagare.

Per saperne di più, continua a leggere.

Che cos’è la categoria catastale

La categoria catastale è un indice che viene utilizzato nel nostro Paese ormai da tempo immemore, prima del secondo dopoguerra, che viene utilizzato sia per determinare le rendite catastali, sia per attribuire una categoria e una destinazione d’uso all’immobile stesso.

L’aspetto più importante e che spesso e volentieri interesserà chi sta leggendo, è l’impatto che la categoria catastale ha appunto sulle tasse che si andranno a pagare, come IMU e TASI, nonché sulle eventuali imposte di successione, di donazione, sulle imposte di registro, etc.

Quanto incide la categoria catastale sulle tasse

La categoria catastale è di fondamentale importanza per il calcolo della base imponibile sulla quale verrà poi calcolata l’imposta relativa. Diventa dunque fondamentale per il calcolo di imposte come IMU, TASI, imposte di successione, imposte di donazione, imposte ipotecarie e imposte di registro.

A grandi linee possiamo dire che l’appartenenza di un immobile a categorie catastali che prevedono coefficienti e moltiplicatori più alti, rende l’immobile più caro, a livello impositivo, per il proprietario.

La base imponibile viene infatti calcolata come segue:

  1. La rendita catastale si moltiplica per 1.05, in virtù della rivalutazione automatica
  2. Il valore così ottenuto va moltiplicato per il coefficiente proprio di ogni categoria catastale

Un’operazione nella forma “rendita x 10.5 x coefficiente”, che rende facile comprendere che al crescere del coefficiente crescerà anche la base imponibile.

Vediamo insieme ora categoria per categoria, per poi individuare anche i coefficienti che ci servono per calcolare la base imponibile.

A questo proposito ti segnaliamo che informazioni dettagliati riguardo il calcolo del valore catastale potrai trovarle in questo articolo:Calcolo valore catastale: che cos’è, come si calcola, quanto incide sul prezzo di acquisto…

Le categorie catastali per gli immobili

Di seguito analizzeremo tutte le categorie catastali che abbiamo attualmente operative in Italia.

Categoria A

La categoria catastale A include abitazioni per uso civile, uffici e studi privati, castelli, palazzi di pregio artistico, alloggi tipici dei luoghi. La categoria è divisa in 11 sotto-categorie:

  •  A/1 – per le abitazioni di tipo signorile
  •  A/2 – per le abitazioni di tipo civile
  •  A/3 – per le abitazioni di tipo economico
  •  A/4 – per le abitazioni di tipo popolare
  •  A/5 – per le abitazioni di tipo ultra-popolare
  •  A/6 – per le abitazioni di tipo rurale
  •  A/7 – per i villini
  •  A/8 – per le ville
  • A/9 – per i palazzi di pregio storico
  •  A/10 – uffici e studi privati
  •  A/11 – per abitazioni tipici dei luoghi (pensiamo ai trulli)

Per tutte le tipologie della categoria A, esclusa la A/10, il coefficiente è di 160.

Per la tipologia A/10 invece il coefficiente è di 80.

Categoria B

La categoria catastale B dovrebbe interessare meno il contribuente ordinario, in quanto ci rientrano edifici da utilizzarsi in genere per utilizzo pubblico o commerciale. Vediamo insieme quali sono le sottocategorie:

  •  B/1 – collegi, convitti, educandati, orfanotrofi, ricoveri, ospizi, strutture dove è offerto alloggio a studenti, pazienti, degenti
  •  B/2 – case di cura e ospedali che non hanno fini di lucro
  •  B/3 – Prigioni, riformatori (categoria che non interessa perché a gestione pubblica in Italia)
  •  B/4 – Uffici pubblici (ibidem)
  •  B/5 – Scuole e laboratori scientifici
  •  B/6 – Biblioteche, musei, accademie, che non rientrano nella categoria A/9 – strutture per lo studio e la ricerca
  •  B/7 – Cappelle ed oratori – edifici per il culto non pubblico ma privato
  •  B/8 – Magazzini sotterranei per il deposito di derrate alimentari

Per tutta questa categoria il coefficiente da applicare è di 140.

Categoria C

Alla categoria catastale C appartengono soltanto edifici commerciali in forma di negozi e botteghe, magazzini, stalle, scuderie, autorimesse.

  •  C/1 – negozi e botteghe di qualunque genere e tipo
  •  C/2 – Magazzini – locali di deposito non per derrate alimentari e non sotterranei
  •  C/3 – laboratori per le arti e i mestieri
  •  C/4 – Fabbricati per esercizio sportivo che non hanno fine di lucro
  •  C/5 – Stabilimenti balneari e termali senza fini di lucro
  •  C/6 – Stalle, rimesse, scuderie, autorimesse senza fine di lucro
  •  C/7 – Tettoie chiuse e aperte

Questa categoria presenta i seguenti coefficienti:

  • 160 per le categorie C/2, C/6, C/7
  • 140 per le categorie C/3, C/4, C/5
  • 55 per la categoria C/1

Categoria D

Nella categoria catastale D finiscono le grandi strutture produttive, ricettive e per il divertimento che hanno fine di lucro, nonché per gli edifici adatti alla prestazione di servizi. Al suo interno troviamo banche, opifici, fabbricati per esigenze industriali, edifici galleggianti, fabbricati per le attività agricole.

Fatta eccezione per la categoria D/5, quella degli istituti di credito e di cambio, che ha coefficiente 80, tutti gli altri hanno coefficiente 65.

Si può cambiare categoria catastale?

Teoricamente sì, anche se le procedure vengono scartate nel 90% dei casi, ovvero in tutti quei casi in cui l’attribuzione della categoria catastale non sia palesemente sbagliate. Con l’aiuto di un tecnico si potrebbe tentare questa via, anche allo scopo di abbassare le imposte andando ad agire sulla rendita, che è in realtà l’unica cosa che cambia per gli edifici all’interno della stessa macro-categoria catastale.

Per intenderci, tra un edificio in classe A/1 e uno in classe A/2, a cambiare è la rendita automaticamente stimata dall’Ufficio del Registro, motivo per il quale è più conveniente, in termini di risparmio fiscale, avere un’abitazione in A/2 rispetto ad un’abitazione in A/1.

Tentare il cambio di categoria per risparmiare, senza che ne esistano i presupposti, non vale assolutamente la pena. Andando a toccare la borsa della Stato, è più che ragionevole che i tentativi fittizi vengano scartati sul nascere.

Si tratta comunque di questioni piuttosto complesse, che richiedono il coinvolgimento di diversi tecnici e che soprattutto non possono essere frutto di valutazioni estemporanee.

Informazioni fondamentali e utili sull’acquisto della casa puoi trovarle anche in questi articoli! Dai un’occhiata e seleziona cosa ti interessa di più:

 

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