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Abitabilità e agibilità: quali sono le differenze

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abitabilità e agibilità certificato

Abitabilità e agibilità secondo alcuni non possono considerarsi la stessa cosa.

Ma quali sono le vere differenze tra abitabilità e agibilità?

Per comprendere meglio i segni contraddistintivi di ciascuna definizione, dobbiamo operare una distinzione fra quanto veniva inteso nel passato e quanto invece viene considerato attualmente.

Se adesso i due concetti sono molto simili, tanto da poter arrivare a dire che coincidono, prima non era così, almeno prima che arrivasse la sentenza sull’argomento del Tar Lazio nel gennaio del 2012.

In ogni caso, anche nel momento in cui ci ritroviamo ad acquistare un appartamento e il proprietario o l’agenzia immobiliare ci dicono che tutte le procedure in termini di agibilità sono corrette, possiamo stare tranquilli sul fatto che tutto va bene anche per quanto riguarda l’abitabilità della casa.

Ma vediamo che cosa si intende per agibilità della casa e come si può ottenere il certificato di agibilità e abitabilità.

In Questo Articolo ti Parliamo di:

Le differenze tra abitabilità e agibilità

Volendo soffermarci in particolare sulle differenze tra abitabilità e agibilità, come abbiamo specificato precedentemente, dobbiamo rifarci a ciò che dice la legge.

Esaminiamo quindi il Testo unico dell’edilizia, in particolare per ciò che concerne gli articoli 24-26.

Secondo il primo comma dell’articolo 24, il certificato di agibilità ha lo scopo di attestare la presenza di condizioni importanti quali la sicurezza, l’igiene, la salubrità, il risparmio energetico, sia dell’edificio che degli impianti.

Il tutto valutato in base alla normativa.

Il certificato di abitabilità e agibilità è molto importante e deve essere ottenuto, perché altrimenti non si possono concludere tutti gli aspetti che riguardano la compravendita di un immobile.

Prima del Testo unico sull’edilizia e della sentenza del Tar del 2012, si distinguevano i due termini.

Con abitabilità ci si riferiva soprattutto alle unità immobiliari che erano destinate ad uso abitativo.

L’agibilità invece riguardava principalmente gli immobili che avevano un uso differente da quello abitativo.

Con il DPR 380 del 2001 i due termini sono stati unificati, acquisendo un unico significato.

Lo ha confermato anche la sentenza del Tar Lazio del 2012, che chiarisce in maniera definitiva come il legislatore abbia voluto ricondurre ad un unico significato i due termini di abitabilità e agibilità che invece la normativa precedente distingueva.

Per quanto riguarda in maniera specifica le certificazioni, il Tar Lazio specifica che non è necessario rivolgersi ad un iter amministrativo differente, visto che le due certificazioni sono omogenee.

Secondo i giudici, le indagini tecniche che venivano eseguite in tempi preliminari per poi rilasciare il certificato di abitabilità e agibilità erano le stesse in base a qualsiasi tipo di immobile esaminato.

Per cui non sarebbe necessario continuare ad operare una distinzione.

La certificazione

Con il certificato di abitabilità e agibilità vengono quindi comprovate, in base alle norme vigenti, le condizioni di sicurezza, di igiene, di salubrità e di risparmio energetico di un immobile.

Questa certificazione viene rilasciata dall’ufficio comunale che si occupa degli interventi da effettuare sugli edifici.

A firmare il certificato sono il dirigente o il responsabile dell’ufficio stesso.

Il certificato è obbligatorio quando si deve costruire un immobile oppure quando si devono effettuare delle ricostruzioni che possono essere totali o parziali oppure quando si effettuano degli interventi su edifici che già esistono, ma sono interventi così significativi che influiscono sulle condizioni degli edifici.

I requisiti per ottenere il certificato

Per ottenere il rilascio del certificato di abitabilità e agibilità, si deve presentare un’apposita domanda, che deve essere redatta sui moduli predisposti dagli uffici competenti.

Il richiedente deve firmare questi moduli in basso in ogni pagina.

Solitamente sui siti dei Comuni è possibile trovare e scaricare i moduli predisposti per la richiesta.

Alla domanda deve essere allegata una documentazione ben precisa.

Il richiedente deve presentare la copia della ricevuta di avvenuta dichiarazione di fabbricato urbano, che comprende anche il nome della via e il numero civico dell’immobile.

Poi deve allegare le copie delle planimetrie e una dichiarazione di conformità del’edificio ai titoli autorizzativi rilasciati.

Inoltre deve essere presentata una dichiarazione della salubrità degli ambienti.

Servono anche la copia della ricevuta di deposito presso lo Sportello Unico dell’Edilizia del certificato di collaudo degli impianti, la copia della ricevuta di deposito presso lo Sportello Unico dell’Edilizia del progetto degli impianti, la copia dell’iscrizione alla Camera di Commercio delle ditte che hanno realizzato gli impianti.

Per gli edifici industriali occorre anche una certificazione che riguarda l’emissione dei fumi.

Inoltre eventualmente bisogna presentare un certificato per il collaudo dell’ascensore, una dichiarazione sugli isolamenti e una dichiarazione di conformità CE per tappeti mobili e piattaforme.

L’autocertificazione

Con il decreto del Fare, che corrisponde alla legge 69 del 2013, si è tentato di apportare delle modifiche nel senso della semplificazione.

Infatti, come si può vedere da tutti i documenti che abbiamo elencato sopra (il cui elenco potrebbe essere ancora più lungo rispetto a quanto enumerato in base alle varie circostanze o alla tipologia di edifici a cui ci riferiamo), la procedura risulta troppo complessa.

Ecco perché si è deciso di dare la possibilità di ottenere il certificato mediante la presentazione di un’autocertificazione di agibilità.

L’autocertificazione deve essere rilasciata dal direttore dei lavori o da un tecnico incaricato.

In questo modo si può attestare che sussistano tutti i requisiti che la legge impone per il rilascio del certificato.

La semplificazione con l’autocertificazione riguarda anche la possibilità di presentare meno documenti allegati.

In questo caso infatti occorre limitarsi a presentare soltanto i seguenti documenti:

  • dichiarazione di conformità degli impianti;
  • registrazione catastale;
  • collaudo statico e certificazione di conformità antisismica;
  • relazione sulle condizioni sanitarie previste dalla legge;
  • relazione che attesti il superamento delle barriere architettoniche.

Le tempistiche

Dalla presentazione della domanda, entro 30 giorni viene rilasciato il certificato di abitabilità e agibilità.

Trascorsi 30 giorni, viene applicata la formula del cosiddetto silenzio-assenso.

Tutto ciò vuol dire che da parte del Comune non avviene nessuna comunicazione.

Si deve solo aspettare il parere dell’Asl competente del territorio, per dichiarare conclusa la procedura di verifica e per potersi ritenere in possesso del certificato richiesto.

Nel caso dell’autocertificazione, il tempo per l’attesa non è di 30 giorni, ma è pari a 60 giorni.

Anche nel caso dell’autocertificazione, quindi, vige il principio del silenzio-assenso.

Se non si presenta la domanda o se questa viene presentata in ritardo, si può incorrere nell’applicazione di una sanzione amministrativa che va da un minimo di 77 euro ad un massimo di 464 euro, in base al numero dei giorni che intercorrono tra la fine dei lavori e il momento in cui si presenta la richiesta.

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