Tasse sulla Casa in Italia e in Europa! Chi Paga di Più? Il Nostro Studio!


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Quale peso ha la casa sul portafoglio degli italiani?

Ultimamente si discute molto su questo tema. In effetti si comincia a parlare di una possibile riforma del catasto che potrebbe apportare dei cambiamenti importanti sulla situazione patrimoniale di molti italiani stravolgendo il sistema legato alle imposte.

Diventa dunque fondamentale, in questo importante periodo storico informarsi e comprendere bene se le tasse sulla casa italiana siano alte rispetto allo scenario europeo.

Perchè dunque l’Europa da un po’ di tempo continua a mettere in evidenza che il patrimonio immobiliare italiano necessità di essere rivisto dal punto di vista della tassazione?

Quali sono le motivazioni reali di queste richieste? Gli italiani spendono tanto per la casa?

Le tasse sulla casa rappresentano una voce di spesa assolutamente da considerare quando si possiede un immobile.

Lo studio che vi proponiamo vuole rispondere a questa domanda:

“Avere una casa in Italia pesa di più sulle tasche dei nostri connazionali rispetto all’opportunità di avere una casa in un altro Paese europeo?”.

Quali sono le differenze, per fare un confronto tra l’Italia e gli altri Stati dell’Europa?

Secondo le ultime analisi che emergono da recenti report, che tengono conto di un confronto tra il nostro Paese e gli altri Stati europei, avere una casa in Italia non ha un peso maggiore rispetto alle spese che devono sostenere i cittadini della Francia, della Spagna o di altri Stati del nostro continente.

Noi di Likecasa abbiamo a questo proposito realizzato uno studio che possa mettere in evidenza quanto realmente la casa pesa sulle nostre tasche, tenendo conto del fatto che in Europa esistono dei Paesi in cui è prevista anche una tassazione superiore rispetto a quella in vigore nel nostro Stato.

Andiamo ad analizzare tutto nel dettaglio.

Il peso fiscale in Italia e il confronto con l’Europa

L’ultimo report dell’Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, “Taxation trends in the European Union”, mette in evidenza in particolare le tassazioni nei Paesi membri e questo ci permette di ricavare delle informazioni davvero interessanti.

Nel report vengono prese in considerazione diverse voci di spesa, tra le quali anche le tasse di proprietà.

Si fa riferimento quindi anche alle tasse sui trasferimenti e sulle transazioni.

È stato osservato che, realizzando una classifica di questo tipo che tenga conto della maggiore incidenza delle tasse sulla casa, al primo posto c’è la Francia, con una percentuale del 4,9% in riferimento al peso fiscale sulle famiglie.

Seguono la Gran Bretagna, con il 3,1%, il Belgio, con il 3,6%, la Grecia, con il 3,3%, la Spagna, con il 2,7%, e la Danimarca, con il 2,4%.

L’Italia si colloca nella settima posizione di questa particolare classifica, con un peso fiscale corrispondente al 2,3%.

Se teniamo conto che in media la percentuale europea da tenere in considerazione corrisponde al 2,6%, possiamo anche comprendere che quello italiano è un valore più basso rispetto alla media.

Per quanto riguarda il rapporto delle tasse sulla casa con il Pil, nel nostro Paese le imposte da pagare rappresentano il 5,9% del Pil.

Il valore, al momento della realizzazione del report, era più alto in Francia, dove superava il 10%.

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Fonte: Elaborazione Eurostat Data

L’Imu in Italia e all’estero

L’Imu è un’imposta di cui si discute molto nel nostro Paese.

Si tratta di una somma che deve essere pagata in base al possesso di una casa, di un fabbricato, di un’area edificabile o di un terreno agricolo.

Il pagamento in genere può essere effettuato sia dai proprietari che da coloro che hanno dei diritti reali sull’immobile, ad esempio in riferimento al diritto di usufrutto.

Il calcolo dell’Imu viene effettuato tenendo conto di numerosi fattori, a partire dal valore dell’immobile stesso e applicando successivamente delle percentuali ben precise che possono cambiare in base al Comune di riferimento.

Ma quanto incide l’Imu sul pagamento delle tasse sulla casa in Italia e qual è il confronto che è possibile fare con altri Paesi europei?

Negli altri Stati europei esistono delle tasse simili che devono essere corrisposte e che assumono delle denominazioni e delle caratteristiche differenti in base al Paese.

Ad esempio in Germania è presente una tassa sugli immobili che viene calcolata tenendo conto di dettagliati moltiplicatori.

Il calcolo in questo caso viene effettuato a partire dalla rendita catastale, che corrisponde a circa il 60% del valore di mercato, e il risultato viene moltiplicato tenendo conto di indicatori diversi in base alla località.

In Francia sono presenti delle tasse che devono pagare coloro che utilizzano un’abitazione, anche nel caso di un affittuario, e delle tasse che invece devono essere sostenute dal proprietario della casa.

Sono le amministrazioni locali a fissare le aliquote d’imposta e le tasse in questione possono essere minori se si fa riferimento all’abitazione principale e si tiene conto del numero dei componenti della famiglia o dell’età dell’inquilino.

Inoltre c’è un’imposta per chi possiede un patrimonio che supera una certa soglia, fissata di recente a 1,3 milioni di euro.

Passiamo poi ad analizzare il caso della Spagna, che ha una situazione simile a quella italiana.

È infatti presente un’imposta sul reddito che viene associata alla seconda casa.

A questa imposta si può aggiungere un’altra tassa con aliquote variabili tra 0,4% e 1,1%.

Negli ultimi anni è stata inoltre aggiunta una tassa che devono pagare coloro che possiedono un’abitazione che abbia un valore maggiore di 700.000 euro.

La tassa di successione in Italia e in Europa

Vogliamo soffermarci adesso su un altro aspetto molto importante e utile per comprendere la tassazione nel nostro Paese.

Stiamo parlando delle imposte di successione.

In Italia queste imposte vanno da una percentuale del 4% ad una dell’8%.

Ci sono dei Paesi europei in cui queste tassazioni possono arrivare a superare anche il 50%.

Pensiamo per esempio alla regione di Bruxelles.

In questa zona è prevista un’imposta di successione fino al 30% per il coniuge o il figlio di una persona che non è più in vita, mentre la percentuale sale fino al 65% nel caso di un fratello.

Addirittura è prevista una percentuale che arriva fino all’80% nel caso di un patrimonio ereditato da una persona che non è parente del defunto.

In Germania l’imposta di successione va dal 7% al 50%, mentre nel territorio francese è compresa tra il 5% e il 60%.

Tutto questo vuol dire che, se ad esempio il valore dell’eredità corrisponde a un milione di euro, in Germania bisogna sostenere una spesa di circa 75.000 euro e in Francia di 195.000 euro.

La situazione, come avrai potuto vedere, è molto variegata tenendo conto dei vari Paesi presi in considerazione.

Nel nostro Paese non sempre si è in presenza di percentuali molto elevate, per questo è opportuno fare un confronto con gli altri Stati membri dell’Unione Europea e conoscere tutti i dettagli in relazione alle tasse di proprietà, all’Imu, alle imposte di successione e a tutte quelle altre spese che devi sostenere per il possesso di un immobile in Italia.

I dati in generale mettono in evidenza che un aumento delle imposte sugli immobili potrebbe allineerebbe l’Italia con gli altri paesi Europei, ma

Quanto vale il patrimonio immobiliare in Italia?

Per i nostri connazionali possedere una casa di proprietà può essere definita come una priorità rispetto a tutto il resto.

Varie indagini condotte negli anni dall’Agenzia delle Entrate e dal Ministero dell’Economia dimostrano proprio questo dato.

Ecco perché il patrimonio immobiliare in Italia vale molto, una cifra che è pari a più di 5.000 miliardi di euro, includendo anche le pertinenze alle abitazioni.

Se poi consideriamo il valore totale del patrimonio abitativo, è possibile raggiungere anche i 6.000 miliardi di euro.

Il 75% circa delle famiglie italiane è proprietario di una casa.

Le abitazioni principali rappresentano il 34,2% e il 23,3% è costituito dalle pertinenze, come per esempio cantine, posti auto e box, sempre riservati alle automobili.

Ci sono però delle differenze che vengono fuori considerando una distinzione fra le varie regioni del nostro Paese.

Infatti quasi il 50% del patrimonio immobiliare italiano è concentrato soprattutto nelle regioni settentrionali.

L’altra metà si colloca fra Centro e Sud.

Ma a quanto ammonta il valore medio di un immobile in Italia?

Abbiamo a questo proposito dei valori riferiti all’anno 2016, con 162 miliardi di euro, che corrispondono circa a 1.385 euro al metro quadro.

Tuttavia questi valori possono subire delle grandi variazioni, a seconda della zona che viene presa come punto di riferimento.

Il potere di acquisto degli italiani

Il potere di acquisto immobiliare degli italiani va misurato anche in riferimento all’andamento dei prezzi degli immobili.

Infatti è stato appurato che dal 2021 i prezzi delle case sono cresciuti in maniera esorbitante.

Comunque è un fenomeno che non riguarda soltanto il nostro Paese, visto che interessa tutte le più grandi città europee.

Uno studio di Moody’s rivela a questo proposito che Parigi, Amsterdam e Londra sono le città più care e, conseguentemente, il potere di acquisto della popolazione è diminuito.

Per comprare casa in queste città un individuo ha bisogno di più di 18 anni di reddito.

La media europea è di 15 anni, mentre per quanto riguarda in particolare l’Italia i dati di riferimento sono quelli di Roma e Milano, rispettivamente con 12,1 e 11,8 anni.

I dati rivelano che il potere di acquisto degli italiani è comunque più basso rispetto a quello della popolazione francese e tedesca.

Per esempio, anche se gli anni necessari per l’acquisto di un’abitazione farebbero pensare a qualcosa di differente, possiamo vedere come a Parigi il reddito disponibile risulta pari a 36.300 euro, reddito che i francesi possono utilizzare per l’acquisto di una casa.

In media la tendenza sempre superiore di reddito è disponibile a Berlino.

Invece si può vedere come a Milano si può contare su circa 21.400 euro di reddito e a Roma su 17.800 euro.

Conclusioni

Il governo Draghi ha più volte messo in evidenza che sul tavolo ci sono diverse idee e che l’intento è quello di arrivare ad una revisione dell’Irpef che permetterebbe di ridurre il carico fiscale.

Si parla allo stesso tempo di una patrimoniale sugli immobili, ma se lo Stato intervenisse anche sulla pressione fiscale sul lavoro lo scenario potrebbe essere non catastrofico come pensano in molti.

Non ci resta che aspettare!